IL FILM SU BRESCIA IN LOCKDOWN


Non pubblichiamo mai foto con i loro volti su Facebook, Instagram o altri social… ma adesso le nostre tre Minions sono in un film che già in poche ore sta macinando decine di migliaia di visualizzazioni.
La vita è così, ti pone sempre domande, anche scomode. Stavolta Francesca ed io abbiamo pensato di rispondere "ok" all’invito a partecipare al bel progetto di AlbatrosFilm, dandoci senza condizioni (a parte il distanziamento sociale) perché ci è sembrato giusto sentirci parte attiva della nostra comunità. Cioè, insomma, lei lo era già abbastanza direi, con il lavoro in prima linea in Terapia Intensiva (e infatti non compare per mantenere fede all’idea di essere un personaggio nei racconti di questo blog, in modo da rappresentare tutti gli operatori sanitari) mentre per quanto riguarda noialtri ci siamo resi conto che la scelta di mostrarci sarebbe stata coerente con il modo spontaneo con il quale ho raccontato la nostra quotidianità nell’uragano.




E insomma, adesso il film c’è: è 2 MESI BRESCIA 2020, diretto da Nicola Lucini e Ale Milini. È lo sguardo panoramico che tutti avremmo voluto posare sulla nostra città, per vedere “come stava” mentre aspettavamo, chiusi in casa, che la tempesta passasse, immobili per interrompere la catena dei contagi del Coronavirus.




Conosco da molti anni Ale e da ormai parecchi anche Nicola: l’entusiasmo con cui si sono buttati in questo progetto prende lo slancio dallo sguardo amorevole posato da sempre su Brescia, ricordo in particolare tanti documentari girati per il progetto Moving Culture, attraverso i quali hanno svelato storie significative per la nostra città, come quella della cupola di Palazzo Loggia, della scuola Calini o dei fiumi sotterranei che si intrecciano nel centro storico: anni fa scesi insieme a loro a visitare i percorsi, con le guide di Brescia Underground, per scrivere un articolo.

I registi, reduci da settimane di incessante lavoro di documentazione, sono i primi a dichiarare: Le limitazioni di movimento dettate dal lockdown hanno condizionato inevitabilmente le nostre riprese. Le storie che abbiamo raccontato sono solo una piccola parte di tutte quelle che avremmo voluto documentare. Un po’ tutti ci siamo messi a servizio della comunità cercando di dare il giusto contributo. Il documentario è il nostro atto di fede nei confronti della città. I due mesi di emergenza sanitaria sono passati. Ora inizia una nuova fase, forse più difficile. Uniti ce la faremo.

Ale, ieri al telefono, mi ha detto: Un giorno, mentre filmavo le tangenziali vuote dall’alto con il drone, mi sono guardato intorno. Ero vicino alle Tre Torri, in pieno giorno, sotto il sole: non passava nessuno da mezz’ora. In quel silenzio ho percepito l’idea dell’apocalisse. Il film andava fatto, e presto.




Nicola, mi ha spiegato la scelta del formato breve e dell’uscita, proprio adesso, su web: È un film “sul passato prossimo” e la nostra sfida è stata girarlo, in sicurezza, nel pieno dell’uragano Covid-19, e poi montarlo in tempo per uscire proprio adesso, nel momento esatto che tutti percepiamo come l’inizio del ritorno alla normalità. Riteniamo che  riappropriarsi della “vita di tutti i giorni” sia un obiettivo che deve essere perseguito con tutte le cautele necessarie per contenere una nuova ondata di diffusione del virus. Il nostro modo per affermarlo è consegnare alla cittadinanza una memoria collettiva del dramma vissuto e delle tante forme di reazione dei bresciani. È un omaggio alle vittime di questa catastrofe e a tutti i lavoratori, in primis il personale sanitario, che si sono spesi in prima linea per contrastare l’epidemia.




Credo che a tanti di noi sia sembrato di vivere in un film apocalittico… e allora rivedersi in un documentario che racconta l’impatto del Covid-19 su Brescia diventa un modo di sublimare l’esperienza appena vissuta.
Racchiuderla in una cornice che può, idealmente, contenerla tutta. Circoscriverla la rende più nitida. Più che farne comprendere la portata - che abbiamo tutti già capito benissimo - la storicizza, preparandoci così a superarla davvero.




E poi c’è un altro aspetto: non ci si sente soli. Nel film si alternano voci e racconti che delineano i tratti della nostra comunità. Ne mostrano l’energia, che tutta insieme diventa una forza condivisa, che può muoverci verso il futuro. Un tempo che sarà migliore tanto più saremo in grado di procedere senza dimenticare gli eroi e le vittime del dramma, ma anche i tanti piccoli gesti di ognuno. Compreso l’entusiasmo dei tanti spettatori che lo stanno vedendo e rilanciando, gesto che li rende partecipi della riflessione collettiva necessaria per restare coesi.


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